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5 giugno 2008
Il mondo in attesa

 La fame? Una tragedia che coinvolge quasi un miliardo di persone nel mondo. Ma che può minare alla base anche la stabilità politica dei tanti Paesi colpiti da quel flagello. Oggi il vertice della Fao cerca la quadra, cerca di uscire dalla tre giorni romana con un documento condiviso che indichi chiaramente qual è la strada da percorrere. Il mondo se lo aspetta, e i rappresentanti dei 183 paesi presenti con le proprie delegazioni lo sanno. Aumento dei prezzi alimentari, cambiamenti climatici, rinnovamento energetico. Sono questi i temi attorno ai quali si sta lavorando per scrivere una documento finale condiviso da tutti e che dia delle speranze concrete per la lotta alla fame nel mondo.

A disposizione ci sono miliardi di dollari, gli ultimi – 1,5 miliardi – stanziati dalla banca islamica. L’indicazione emersa nei giorni scorsi, però, lascia pensare che nell’elaborato finale, a cui stanno lavorando delegati e tecnici, non compariranno riferimenti economici, ma una serie di misure che dovrebbero essere adottate con l’ausilio dei singoli Paesi, di concerto con le agenzie Onu, sotto l’egida del segretario generale Ban Ki-moon. Non soldi, ma azioni concrete, chiedono anche le ong e le agenzie internazionali, che auspicano finalmente un progetto organico e di lungo periodo.

“Non bisogna cedere alla tentazione di soluzioni a breve termine”. Con questo appello Louis Michel, commissario europeo allo sviluppo e aiuti umanitari, intervenuto oggi al vertice, sembra dare credito a queste aspettative. Michel ha ricordato quanti vivono con meno di un dollaro al giorno, per i quali l'impennata dei prezzi dei generi alimentari è “semplicemente insopportabile”. Secondo il commissario Ue “gli aiuti alimentari hanno dei limiti”.

Pensando invece all'approvvigionamento di cibo nel medio e lungo periodo “torna ad essere prioritario il tema dell'agricoltura”. Un fronte, quello del settore agricolo, di cui la Commissione europea si è occupata, con i fondi europei per lo sviluppo (raddoppiati da 650 milioni di euro a 1,2 miliardi), oltre a ulteriori 1,2 miliardi di euro stanziati in interventi nei Paesi africani fino al 2013 per sicurezza alimentare e agricoltura.

Insieme a quello del rilancio dell’agricoltura, a sua volta strettamente connesso a quello dei repentini cambiamenti climatici, altri due punti focali, intorno ai quali si concentrano le maggiori difficoltà di accordo, sono quelli dei biocarburanti e degli Ogm. Su questi due argomenti le posizioni rimangono eterogenee. Per quanto riguarda gli organismi geneticamente modificati, difesi a spada tratta dagli Stati Uniti, si nota una prima apertura da parte dell’Italia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini – che lancia la proposta dell’istituzione di una Banca europea del grano – si dichiara “preoccupato” per le rigidità “preconcette” in materia di Ogm ed invita a “percorrere nuovi sentieri sulle opportunità di ricerca e di approfondimento”. La posizione della Fao in materia sembra essere quella di rimandare alle decisioni dei singoli Stati in materia.

Diversa la situazione per quanto riguarda i biocombustibili, sui quali l’Onu ha dichiarato che “il loro impatto sull’impennata dei prezzi alimentari è ancora da valutare”. A fare la voce grossa su questo tema è stato il presidente brasiliano Lula, che martedì aveva individuato nella produzione di biocarburanti un’efficace antidoto nei confronti della lobby del petrolio e uno strumento importante per lo sviluppo economico dei Paesi produttori. Incassato l’appoggio degli Stati Uniti, il leader carioca ha trovato l’opposizione abbastanza netta dello stesso direttore generale della Fao Jaques Diouf, che ha ricordato come nel solo 2006 “cento milioni di tonnellate di cereali sono stati spostati dal consumo alimentare a quello energetico”.

Superare gli scogli, o quanto meno renderli meno impervi. E’ quanto si augurano tutti, in particolare il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, intervenuto ieri a Roma. “Attenzione – ha detto – la fame e la crisi alimentare potrebbero creare le condizioni per vere e proprie rivolte in nome del pane”. Il mondo, la Fao, "non possono più permettersi di fallire. Centinaia di milioni di persone non aspettano altro: il nostro dovere è agire subito. Dobbiamo fare in modo che il sistema internazionale di scambi sia più efficiente, affinché il cibo sia disponibile a prezzi ragionevoli. Il vertice – ha concluso Ban Ki-moon – deve essere un successo per milioni di affamati”. Parte del futuro del mondo si decide oggi a Roma.


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permalink | inviato da fraska il 5/6/2008 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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